Italia all’Eurovision Song Contest: le Vittorie

L’Italia è tra i paesi fondatori dell’Eurovision o Gran Premio Internazionale Eurovisione della Canzone, come si chiamava un tempo (noi l’abbreviammo in Eurocanzone, termine che restò in voga sino a tutti gli anni 60, per poi diventare Eurofestival) e vi ha preso parte sin dalla prima edizione del 1956. Un percorso che fino al 1980 ci ha visti sempre presenti, con risultati alterni: una sola vittoria, nel 1964 ma anche diversi ottimi piazzamenti (un secondo posto e tre terzi posti).

Negli anni’80 l’Italia ha cominciato a prendere le distanze dal concorso ufficialmente per protestare contro “il livello basso delle canzoni”: prende parte alle edizioni 1983, 1984, 1985 e poi a quelle dal 1987 al 1989, collezionando un terzo posto. Negli anni ’90 la disaffezione della Rai per l’evento diventa palpabile: già da diverso tempo l’Italia trasmetteva l’evento in differita (con la sola eccezione del 1988), ma in questo periodo addirittura la programmazione viene spostata a ridosso di mezzanotte (allora si poteva non fare la diretta).

L’ultima edizione trasmessa in diretta dalla Rai è quella del 1991, da Roma, a seguito della vittoria dell’anno prima a Zagabria di Toto Cutugno: sono oltre 6 milioni e  mezzo i telespettatori che seguono l’evento. L’Italia resta in gara nel 1992 e 1993 e poi prende parte, più per volontà del gruppo che ci ha rappresentato, i Jalisse, che altro, a quella del 1997. Poi più nulla. L’evento scompare dalle tv italiane e l’Italia scompare dal novero dei partecipanti alla manifestazione. Una sola volta l’evento viene irradiato sui nostri schermi: nel 2003, quando la Rai cede i diritti di trasmissione all’emittente satellitare Gay.tv. Non essendo stimabili gli ascolti del satellite, il dato è quello del portale dell’emittente, che durante la diretta registra qualcosa come 5 milioni di contatti. Ma ecco una breve storia delle nostre partecipazioni, in ordine…di successo.

1964 e 1990: CAMPIONI D’EUROPA!

Gigliola Cinquetti Eurovision 1964

Gigliola Cinquetti – Eurovision Song Contest 1964

Copenaghen 1964Gigliola Cinquetti, “Non ho l’età” – Gigliola Cinquetti ha appena sedici anni quando nel 1964 porta sul palco di Copenaghen quella “Non ho l’età” con cui, in coppia con Patricia Carli aveva stravinto poco prima il Festival di Sanremo. Le aspettative italiane, dopo anni di delusioni e podi, sono moltissime e la cantante veronese riesce a sfatare l’incantesimo. Diretta dal maestro Franco Monaldi, porta in concorso quella stessa Non ho l’età con cui si era affermata un paio di mesi prima al Festival di Sanremo. Prende la testa della classifica dall’inizio delle votazioni, e la mantiene fino alla fine, sbriciolando tutti i record della manifestazione.

I giurati furono letteralmente rapiti dalla voce e dall’emozione trasmessa da Gigliola Cinquetti. La sua performance fu talmente apprezzata che dopo aver lasciato il palco, Gigliola Cinquetti fu richiamata in scena per un secondo inchino e giro di applausi. “Non ho l’età” è un successo planetario. Presente ancora oggi in tutti i medley euro festivalieri e cantata anche al galà per i 50 anni della rassegna, oltre a toccare il primo posto in Italia entra nella top ten in tre paesi e vende un milione di copie in Europa (Disco d’oro): è uno dei brani più coverizzati in assoluto della storia musicale internazionale, in oltre venti lingue.

Zagabria 1990 – Toto Cutugno, “Insieme: 1992” – Toto Cutugno arriva all’Eurofestival per la rinuncia dei Pooh che avevano vinto il Festival di Sanremo con il brano “Uomini soli”, precedendolo in classifica. Da noi è all’apice della carriera, ma all’estero non è ancora famoso. Per l’occasione, non porta il brano con cui è arrivato secondo alla rassegna festivaliera, ma da consumato cantautore quale è, confeziona una canzone furba, “Insieme 1992”, ispirata proprio all’Europa, più precisamente, all’anno, appunto il 1992, che sancirà la costituzione dell’Unione Europea.

Sapiente uso di strumentazioni rock e toni epici, unito alla tematica che combina auspici europei e sollievo per la caduta del muro di Berlino. Praticamente un passaporto sicuro per la vittoria. Che arriva a sorpresa. Nessuno se l’aspetta, tantomeno la Rai che manda il programma a tarda notte: non c’è un solo cronista dei grandi giornali a seguire l’evento, quello dell’Ansa arriverà solo alla fine. Cutugno vince e poi mentre riesegue il pezzo festeggia passeggiando in mezzo alle poltrone dell’arena di Zagabria. La canzone va benissimo in Europa e Toto Cutugno comincia una lunga carriera in giro per il Continente Europeo.